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Caffè e ipertensione

11 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Caffè e ipertensione: dobbiamo davvero rinunciare alla nostra tazzina quotidiana?

Il caffè è spesso considerato un nemico della pressione arteriosa. Ma cosa dicono realmente gli studi scientifici? Le evidenze più recenti raccontano una storia decisamente più interessante di quanto si possa immaginare.

Per milioni di italiani, il caffè rappresenta un rito irrinunciabile. È il primo gesto del mattino, una pausa tra un impegno e l'altro, un'occasione per ritrovarsi e condividere qualche minuto.

Eppure, quando viene diagnosticata l'ipertensione arteriosa, il caffè è spesso uno dei primi alimenti a essere messo in discussione.

Ma è davvero necessario eliminarlo? E soprattutto, bere caffè aumenta il rischio di diventare ipertesi?

Negli ultimi anni numerosi studi hanno cercato di rispondere a queste domande, mettendo in discussione alcune convinzioni molto diffuse.

Vediamo cosa sappiamo oggi.

Caffè e salute cardiovascolare: una relazione più complessa del previsto

Quando parliamo di caffè, tendiamo a concentrarci quasi esclusivamente sulla caffeina.

In realtà, il caffè è una bevanda estremamente complessa, che contiene centinaia di sostanze biologicamente attive, tra cui polifenoli, acidi clorogenici e altri composti dotati di proprietà antiossidanti.

Queste sostanze sono state studiate per i loro possibili effetti sul metabolismo, sulla funzione vascolare e sui processi infiammatori.

È proprio questa complessità a rendere difficile classificare il caffè come una bevanda semplicemente "buona" o "cattiva" per il sistema cardiovascolare.

Gli effetti del consumo abituale di caffè, infatti, non possono essere attribuiti esclusivamente alla caffeina.

Per comprendere il suo reale impatto sulla salute è necessario considerare gli studi condotti nel lungo periodo e, soprattutto, distinguere tra il rischio di sviluppare ipertensione e la prognosi di chi è già iperteso.

Il caffè aumenta il rischio di sviluppare ipertensione? I dati di una metanalisi

Un contributo particolarmente interessante arriva da una revisione sistematica con metanalisi pubblicata nel luglio 2023 sulla rivista scientifica Nutrients.

I ricercatori hanno analizzato 25 studi osservazionali, comprendenti 12 studi di coorte e 13 studi trasversali, con l'obiettivo di valutare l'associazione tra consumo di caffè e rischio di ipertensione arteriosa.

Il risultato merita attenzione.

Negli studi prospettici, un consumo più elevato di caffè era associato a un rischio di sviluppare ipertensione inferiore del 7% rispetto a un consumo più basso.

Negli studi trasversali emergeva un'associazione inversa ancora più marcata, sebbene questo tipo di studio presenti maggiori limiti nell'interpretazione dei rapporti temporali.

Naturalmente, il dato non significa che bere caffè prevenga l'ipertensione.

Gli studi osservazionali permettono di identificare associazioni statistiche, ma non dimostrano necessariamente un rapporto di causa-effetto.

Chi beve caffè potrebbe, ad esempio, presentare altre caratteristiche alimentari, comportamentali o metaboliche che contribuiscono ai risultati osservati.

Inoltre, gli autori hanno evidenziato una certa variabilità dei risultati in relazione alla popolazione studiata, al sesso, alla qualità degli studi e ad altri fattori.

Resta comunque un messaggio importante: le evidenze epidemiologiche non supportano l'idea che il consumo abituale di caffè sia necessariamente associato a un maggiore rischio di sviluppare ipertensione.

Cosa succede invece nelle persone che sono già ipertese?

Un'altra domanda fondamentale riguarda chi ha già ricevuto una diagnosi di ipertensione arteriosa.

Il consumo di caffè è compatibile con una buona salute cardiovascolare anche in queste persone?

Uno studio pubblicato nel 2024 sul Postgraduate Medical Journal ha cercato di approfondire proprio questo aspetto.

I ricercatori hanno utilizzato i dati della UK Biobank, analizzando 187.708 persone con ipertensione, seguite per un periodo mediano di 13,8 anni.

L'obiettivo era valutare l'associazione tra consumo di alcune bevande, tra cui il caffè, e mortalità complessiva, mortalità cardiovascolare e sviluppo di malattie cardiovascolari.

I risultati hanno mostrato che le persone che consumavano 1-2 tazze di caffè al giorno presentavano una mortalità complessiva inferiore di circa il 5,7% rispetto a quelle che ne consumavano meno di una al giorno, in termini di rischio relativo stimato.

Si tratta di una differenza relativamente contenuta, ma interessante considerando le dimensioni della popolazione e la durata del follow-up.

Lo studio ha tuttavia evidenziato anche un altro aspetto: consumi molto elevati, indicativamente pari o superiori a sei tazze al giorno, erano associati a un maggiore rischio di mortalità cardiovascolare e di malattie cardiovascolari.

Questo suggerisce che la relazione tra consumo di caffè e salute cardiovascolare potrebbe non essere lineare.

Non possiamo quindi concludere che bere sempre più caffè comporti maggiori benefici.

Al contrario, i dati invitano a considerare il consumo moderato in modo diverso rispetto a quello eccessivo.

Anche in questo caso è fondamentale ricordare che si tratta di uno studio osservazionale: i risultati descrivono associazioni e non dimostrano che il caffè sia direttamente responsabile degli esiti osservati.

Cosa dicono le linee guida internazionali?

Le linee guida rappresentano un riferimento fondamentale per tradurre le evidenze scientifiche nella pratica clinica.

Le linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) del 2024 riportano che il consumo di caffè non risulta associato a un maggiore rischio di ipertensione nella popolazione generale e che consumi più elevati potrebbero persino essere associati a una minore incidenza della malattia.

Questo non significa che il caffè venga raccomandato come strumento di prevenzione, ma certamente invita a superare l'idea di una sua esclusione sistematica.

Le linee guida americane AHA/ACC del 2025 adottano un approccio più prudente per le persone ipertese, suggerendo di mantenere l'assunzione di caffeina al di sotto dei 300 mg al giorno.

Nei soggetti con ipertensione severa non controllata, raccomandano invece di non superare una tazza di caffè al giorno.

È importante sottolineare che la quantità di caffeina contenuta in una bevanda può variare sensibilmente in base al tipo di caffè, alla preparazione e alla dimensione della porzione.

Un espresso italiano, ad esempio, non contiene necessariamente la stessa quantità di caffeina di una grande tazza di caffè filtro.

Per questo motivo, parlare semplicemente di "numero di caffè" può essere poco preciso.

Quanti caffè possiamo bere ogni giorno?

Non esiste una risposta valida indistintamente per tutti.

Per una persona adulta con ipertensione ben controllata, senza specifiche controindicazioni e con una buona tolleranza individuale, un consumo moderato può essere compatibile con uno stile di vita sano.

Bisogna però considerare alcuni elementi:

  • Il controllo della pressione arteriosa: è importante valutare se i valori pressori rientrano negli obiettivi stabiliti dal medico.

  • La quantità complessiva di caffeina: oltre al caffè, bisogna considerare tè, bevande energetiche e altri prodotti che possono contenerla.

  • Le condizioni cliniche individuali: eventuali disturbi del ritmo cardiaco, disturbi del sonno o altre problematiche possono richiedere indicazioni specifiche.

  • Le abitudini personali: la quantità, la frequenza e il tipo di bevanda consumata sono elementi da valutare.

In altre parole, non è necessario stabilire divieti generalizzati quando una valutazione individuale può offrire indicazioni più appropriate.

Il caffè non è l'unico protagonista della prevenzione cardiovascolare

Quando parliamo di ipertensione, è importante non perdere di vista il quadro generale.

La salute cardiovascolare dipende dall'interazione di numerosi fattori, molti dei quali possono essere modificati attraverso le abitudini quotidiane.

Ridurre l'eccesso di sale nell'alimentazione, mantenere un peso corporeo adeguato, praticare attività fisica regolare, non fumare, limitare o evitare l'alcol e seguire correttamente le terapie prescritte sono strategie con solide evidenze scientifiche.

È su questi aspetti che dovrebbe concentrarsi gran parte dell'attenzione.

La prevenzione, infatti, non dovrebbe trasformarsi in un elenco infinito di rinunce, ma in un percorso consapevole, fondato su conoscenze scientifiche affidabili.

Concentrarsi su un singolo alimento rischia talvolta di distogliere l'attenzione da comportamenti che hanno un impatto molto più significativo sulla salute nel lungo periodo.

In conclusione: il caffè non deve essere necessariamente un nemico

Alla luce delle evidenze disponibili, il rapporto tra caffè e ipertensione è più sfumato di quanto spesso venga raccontato.

Gli studi epidemiologici non indicano che il consumo abituale e moderato di caffè sia necessariamente associato a un maggior rischio di sviluppare ipertensione.

Inoltre, alcune ricerche condotte su persone già ipertese hanno osservato associazioni favorevoli tra consumi moderati e mortalità complessiva.

Questo, naturalmente, non significa che il caffè debba essere considerato una terapia o che aumentare il consumo possa migliorare la salute del cuore.

Il messaggio più importante è che, in molte persone con ipertensione ben controllata, non esistono ragioni per eliminare automaticamente il caffè dalle abitudini quotidiane.

La decisione deve comunque tenere conto della situazione clinica individuale e delle indicazioni del medico curante.

In medicina, la soluzione raramente consiste nel demonizzare un singolo alimento. Molto più spesso, consiste nel trovare il giusto equilibrio tra evidenze scientifiche, condizioni di salute e qualità della vita.

E, per molte persone, questo equilibrio può comprendere anche il piacere di un buon caffè.

Bibliografia scientifica

1. Haghighatdoost F. et al. (2023).Coffee Consumption and Risk of Hypertension in Adults: Systematic Review and Meta-Analysis.Nutrients, 15(13), 3060.DOI: 10.3390/nu15133060.

2. Zhang S. et al. (2024).Is coffee, tea, and red wine consumption beneficial for individuals with hypertension?Postgraduate Medical Journal, 100(1186), 603.

3. European Society of Cardiology (2024).2024 ESC Guidelines for the management of elevated blood pressure and hypertension.European Heart Journal, 45, 3912–4018.

4. American Heart Association / American College of Cardiology (2025).Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults.



 
 
 

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