Lp(a) vs ApoB
Lipoproteina(a) e apolipoproteina B vengono spesso nominate insieme quando si parla di rischio cardiovascolare, ma descrivono due cose diverse.
La ApoB è una proteina presente sulle particelle aterogene, cioè quelle che possono contribuire alla formazione della placca nelle arterie: LDL, VLDL, IDL, remnants e anche Lp(a).
La cosa interessante è che ogni particella aterogena contiene, in pratica, una molecola di ApoB. Per questo il valore di ApoB ci dà un’idea del numero complessivo di particelle aterogene circolanti, non semplicemente della quantità di colesterolo che trasportano.
Ed è un concetto importante, perché due persone possono avere valori di LDL-colesterolo simili ma un numero diverso di particelle. In quel caso, l’ApoB può aggiungere un’informazione utile.
La lipoproteina(a), o Lp(a), è invece una particella specifica. Assomiglia a una LDL, contiene ApoB, ma possiede anche una seconda proteina chiamata apolipoproteina(a).
I livelli di Lp(a) sono determinati soprattutto dalla genetica e, nella maggior parte delle persone, rimangono abbastanza stabili nel corso della vita. Per questo non è semplicemente un altro modo di misurare il colesterolo.
Una Lp(a) elevata è considerata un fattore di rischio cardiovascolare indipendente e può essere presente anche in persone che hanno LDL, trigliceridi e altri parametri apparentemente nella norma.
Quindi possiamo semplificare così:
ApoB = quante particelle aterogene ci sono complessivamente.
Lp(a) = quante particelle di uno specifico tipo, geneticamente determinato, sono presenti.
E attenzione: la Lp(a) contribuisce anche al valore di ApoB, perché ogni particella di Lp(a) contiene ApoB. Ma conoscere l’ApoB non ci dice automaticamente se la Lp(a) è alta.
Non sono quindi due esami in competizione. Rispondono a domande diverse e, in alcuni casi, possono essere complementari nella valutazione del rischio cardiovascolare.





















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