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Ictus e infarto anche senza fattori di rischio? Purtroppo può succedere

2 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min

Si può avere una placca carotidea anche se il colesterolo è normale, si mangia bene e si fa attività fisica?

Quando si parla di placche carotidee o di aterosclerosi, molte persone pensano subito al “colesterolo alto” come causa principale. Per questo, quando durante un’ecografia dei tronchi sovra-aortici emerge la presenza di una placca carotidea in una persona che ha sempre avuto valori di colesterolo nella norma, mangia in modo equilibrato e fa regolarmente attività fisica, la reazione più comune è: “Com’è possibile?”

La risposta è: sì, è possibile. E non è nemmeno un evento così raro.

Questo non significa che alimentazione sana e movimento non servano, anzi. Significa però che la salute delle arterie dipende da molti fattori, non da uno soltanto. L’aterosclerosi è infatti un processo complesso, lento e multifattoriale, che può svilupparsi nel tempo anche in persone apparentemente “virtuose” dal punto di vista dello stile di vita.

Che cos’è una placca carotidea?

La placca carotidea è un ispessimento della parete dell’arteria carotide, dovuto all’accumulo di lipidi, cellule infiammatorie, calcio e tessuto fibroso. In altre parole, è il risultato di un processo di aterosclerosi, cioè di progressiva alterazione della parete arteriosa.

Le carotidi sono arterie molto importanti, perché portano sangue al cervello. Quando al loro interno si sviluppano placche, il flusso sanguigno può ridursi oppure, in alcuni casi, può aumentare il rischio di eventi cerebrovascolari, come il TIA o l’ictus.

Non tutte le placche sono uguali: alcune sono piccole e stabili, altre sono più estese, più calcifiche o più vulnerabili. Per questo, quando una placca viene individuata, non conta soltanto il fatto che ci sia, ma anche quanto restringe il vaso, che caratteristiche ha e quale rischio globale presenta quella persona.

Colesterolo normale non significa rischio zero

Uno dei malintesi più comuni è pensare che un colesterolo “normale” equivalga automaticamente ad arterie sane. In realtà non è così.

Prima di tutto bisogna chiarire una cosa importante: “normale” non sempre significa “ottimale”. Un valore di colesterolo LDL può rientrare nei limiti generali del laboratorio, ma non essere necessariamente ideale per quella specifica persona, soprattutto se sono presenti altri fattori di rischio cardiovascolare.

Inoltre, l’aterosclerosi non dipende soltanto dal colesterolo LDL. Il colesterolo è certamente uno degli attori principali, ma non è l’unico. La formazione delle placche è influenzata anche da fattori genetici, emodinamici, infiammatori e metabolici.

Quindi sì: si può avere una placca carotidea anche con esami apparentemente “buoni”.

Perché può formarsi una placca anche in chi sta attento?

1. La genetica conta moltissimo

Uno dei fattori più importanti è la familiarità. Alcune persone hanno una predisposizione genetica a sviluppare aterosclerosi più precocemente o più facilmente, anche in assenza di stili di vita particolarmente scorretti.

Se in famiglia ci sono stati casi di infarto, ictus, stenosi carotidea o malattia cardiovascolare precoce, è possibile che esista una vulnerabilità di base. In questi casi, l’alimentazione sana e il movimento aiutano molto, ma potrebbero non essere sufficienti ad annullare completamente il rischio.

2. Esistono fattori “nascosti”, come la lipoproteina(a)

Negli ultimi anni si parla sempre di più della lipoproteina(a), spesso abbreviata come Lp(a). È una particella simile al colesterolo LDL, ma con caratteristiche particolari, ed è considerata un fattore di rischio cardiovascolare indipendente.

La cosa importante da sapere è che la lipoproteina(a) è determinata in larga parte dalla genetica. Questo significa che può essere elevata anche in persone magre, sportive, con dieta curata e profilo lipidico apparentemente rassicurante.

Non viene dosata negli esami di routine di tutti, ma in alcuni casi può essere utile valutarla, soprattutto se c’è familiarità per eventi cardiovascolari o se compare aterosclerosi in modo inatteso.

3. La pressione arteriosa può danneggiare i vasi

Anche la pressione arteriosa, se elevata o non ben controllata nel tempo, può favorire il danno della parete arteriosa e contribuire alla formazione della placca.

Spesso l’ipertensione non dà sintomi e può passare inosservata per anni. Intanto, però, esercita uno stress continuo sui vasi. Questo spiega perché anche chi si sente bene e conduce una vita apparentemente sana può comunque sviluppare alterazioni arteriose.

4. L’età e il tempo hanno un ruolo chiave

Le placche non compaiono da un giorno all’altro. L’aterosclerosi è un processo che si costruisce lentamente, nel corso degli anni.

Anche se oggi una persona mangia bene e fa attività fisica, potrebbe aver avuto in passato periodi meno salutari, oppure potrebbe semplicemente aver accumulato nel tempo piccoli fattori di rischio che, sommati, hanno favorito la comparsa della placca.

In questo senso, conta molto anche l’età: con il passare degli anni, il rischio cardiovascolare cresce fisiologicamente e le arterie possono mostrare segni di “usura biologica”, soprattutto se coesistono altre condizioni predisponenti.

5. Infiammazione, glicemia, fumo e altri fattori

Ci sono poi altri elementi che possono contribuire al problema:

  • fumo di sigaretta, anche pregresso;

  • diabete o alterazioni della glicemia;

  • sindrome metabolica;

  • sovrappeso viscerale, anche in persone non apparentemente obese;

  • infiammazione cronica;

  • stress prolungato e sonno insufficiente;

  • sedentarietà passata, anche se oggi corretta.

La salute cardiovascolare, insomma, è il risultato di un equilibrio complesso.

Quindi mangiare bene e fare sport non basta?

La risposta corretta è: aiuta tantissimo, ma non garantisce rischio zero.

Questo è un punto fondamentale da comunicare bene, senza creare confusione. Uno stile di vita sano resta il pilastro della prevenzione cardiovascolare. Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, controllo del peso, abolizione del fumo e buon controllo della pressione sono strumenti potentissimi.

Il problema è che spesso si pensa alla prevenzione come a una sorta di “assicurazione totale”: se faccio tutto bene, allora non mi succederà nulla. La medicina, però, non funziona in modo così lineare. Fare tutto bene riduce la probabilità, ma non può eliminare completamente ogni rischio, soprattutto quando entrano in gioco fattori biologici e genetici.

Per questo non bisogna interpretare la comparsa di una placca come un fallimento personale. Piuttosto, bisogna considerarla un’informazione utile per conoscere meglio il proprio profilo di rischio e intervenire in modo più mirato.

Cosa fare se si scopre una placca carotidea?

La prima cosa da dire è: non bisogna andare nel panico. Molte placche carotidee vengono scoperte in modo occasionale e non significano automaticamente una situazione grave o imminente.

Detto questo, non vanno neppure sottovalutate.

Quando si identifica una placca carotidea, è importante valutare:

  • la sede e le dimensioni della placca;

  • il grado di stenosi, cioè quanto restringe il lume del vaso;

  • le caratteristiche ecografiche della placca;

  • la presenza di sintomi;

  • il profilo di rischio cardiovascolare complessivo del paziente.

In base a questi elementi, il medico può decidere se è sufficiente il monitoraggio periodico, se è necessario intensificare la prevenzione cardiovascolare oppure se servono ulteriori approfondimenti.

La prevenzione vera è personalizzata

Uno dei messaggi più importanti da portare a casa è questo: la prevenzione non consiste solo nel “guardare il colesterolo”.

Prevenzione significa valutare il rischio in modo globale e personalizzato. Significa considerare:

  • storia familiare;

  • età;

  • pressione arteriosa;

  • diabete o prediabete;

  • abitudine al fumo;

  • profilo lipidico completo;

  • eventuale lipoproteina(a);

  • stile di vita;

  • presenza già documentata di aterosclerosi.

Due persone con gli stessi valori di colesterolo possono avere rischi molto diversi. Allo stesso modo, due persone con abitudini simili possono avere arterie molto diverse.

Ed è proprio per questo che, in medicina cardiovascolare, si parla sempre meno di numeri isolati e sempre più di rischio individuale.

Il messaggio finale

Sì, si può avere una placca carotidea anche con colesterolo normale, alimentazione corretta e attività fisica regolare. Non perché lo stile di vita non conti, ma perché l’aterosclerosi è un processo multifattoriale in cui entrano in gioco genetica, pressione arteriosa, età, infiammazione, lipoproteina(a) e tempo.

La scoperta di una placca non deve generare allarmismo, ma può essere un campanello utile per approfondire e prendersi cura della propria salute vascolare in modo più consapevole.

In fondo, la prevenzione più efficace non è quella che si limita a guardare delle analisi “nella norma”, ma quella che cerca di capire chi abbiamo davanti, qual è il suo rischio reale e come ridurlo nel modo più adatto.


Aterosclerosi senza fattori di rischio?
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