Apolipoproteina A e ApoB, le nuove linee guida
- 2 giorni fa
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🫀 Lp(a) e ApoB: cosa cambia con le nuove linee guida ACC/AHA 2026 sulla dislipidemia
A marzo 2026, ACC, AHA e altre nove società scientifiche hanno pubblicato l’aggiornamento delle linee guida sulla gestione della dislipidemia (Circulation 2026;153:e1154–e1276). Due biomarcatori ricevono per la prima volta una collocazione clinica di rilievo.
📌 Lipoproteina(a) — Lp(a)
Raccomandazione di Classe I: dosaggio almeno una volta in età adulta, per tutti. Motivo: i livelli sono in gran parte geneticamente determinati (locus LPA) e restano stabili per tutta la vita — un solo test è sufficiente a stratificare il rischio.
Valori ≥50 mg/dL (≥125 nmol/L) si associano a un rischio di eventi cardiovascolari maggiori aumentato di circa 1,4 volte; oltre 250 nmol/L il rischio raddoppia. Va considerata come “risk enhancer” nella stima ASCVD, insieme a familiarità, condizioni infiammatorie croniche e fattori cardiometabolici.
Nessun ipolipemizzante tradizionale la riduce in modo rilevante; fanno eccezione gli inibitori PCSK9 (mAb).
📌 Apolipoproteina B — ApoB
Prima introduzione in una linea guida USA come misurazione raccomandata, con target numerici allineati all’LDL-C: <55 / <70 / <90 mg/dL in base alla categoria di rischio.
Indicazione elettiva: pazienti con sindrome cardio-reno-metabolica, diabete tipo 2, ipertrigliceridemia o LDL-C molto basso, dove la stima LDL può sottostimare il carico reale di particelle aterogene. A differenza dell’LDL-C (calcolato), l’ApoB è dosata direttamente, non risente del digiuno ed è più affidabile quando le particelle sono a basso contenuto di colesterolo.
Se LDL-C e non-HDL-C sono a target ma l’ApoB resta elevata, indicazione a intensificare la terapia (ezetimibe, acido bempedoico, PCSK9-mAb).
💡 Un LDL-C “in target” non esclude un rischio residuo significativo: Lp(a) e ApoB affinano la stratificazione del rischio ASCVD.





















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