Ruolo dei betabloccanti nello STEMI trattato con PCI primaria

Nonostante l’avvento di efficaci terapie riperfusive come l’angioplastica primaria (pPCI – primary Percutaneous Coronary Intervention), l’utilizzo dei betabloccanti continua a mostrare un impatto prognostico positivo indipendentemente dalla funzione ventricolare sinistra (FEVS). È questa l’evidenza principale emersa in uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Cardiology. Obiettivo dello studio era appunto di valutare quale fosse il ruolo della terapia betabloccante e se questa avesse ancora benefici nei pazienti con infarto miocardico con sopralivellamento del tratto ST (STEMI) nonostante l’avvento della pPCI e dei suoi noti benefici. Sono stati considerati in totale 901 pazienti con STEMI, divisi in due gruppi a seconda che assumessero (n = 598) o meno (n = 303) i betabloccanti. L’incidenza cumulativa di morti per tutte le cause era del 10.0% nel gruppo betabloccanti, del 25.4% nel gruppo senza (p < 0.001). l’incidenza di eventi avversi maggiori cardiovascolari (MACE) era del 22.1% nel gruppo betabloccanti e del 34.3% nel gruppo senza (p < 0.001). L’hazard ratio (HR) dei betabloccanti per la morte per tutte le cause e per i MACE con bassa FEVS (<50%) era di 0.55 [95% intervallo di confidenza (CI) 0.35-0.86, p = 0.009] e 0.75 (95% CI 0.51-1.09, p = 0.125), rispettivamente. Nei pazienti con FEVS conservata l’HR dei betabloccanti per morte e MACE era rispettivamente di 0.50 (95% CI 0.29-0.88, p = 0.016) e 0.75 (95% CI 0.51-1.12, p = 0.162). Dopo una analisi propensity matched è emersa una minor mortalità legata alla assunzione di betabloccanti sia con FEVS ridotta che con FEVS normale (p = 0.02 and p = 0.001, rispettivamente). Questo studio supporta i dati sino ad ora presenti in letteratura sui benefici dei betabloccanti nei pazienti con cardiopatia ischemica, e soprattutto in quelli con STEMI. Dai tempi dello studio COMMIT i betabloccanti sono noti per aver un significativo impatto prognostico nel post-infarto. I dati derivati da studi precedenti l’avvento della pPCI sono tuttavia stati messi in discussione anche per i significativi benefici apportati da quest’ultima, che potrebbero almeno in parte rendere meno significativi i benefici di una terapia farmacologica. Per questo motivo è molto importante la conferma dell’impatto prognostico dei betabloccanti in una ampia coorte di pazienti von STEMI, e forse ancora maggiormente significativo è il dato che tali benefici sono validi sia nei pazienti con FEVS ridotta che in quelli con FEVS conservata.


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