Irbesartan riduce il rischio di iperuricemia

30/11/2014

È stato recentemente pubblicato sulla rivista Clinical Pharmacology uno studio di un gruppo giapponese che ha mostrato che l’utilizzo di irbesartan in pazienti ipertesi e diabetici riduce il rischio di sviluppare iperuricemia. Lo stesso studio ha mostrato la sicurezza di irbesartan in questo gruppo di pazienti, in cui non si è assistito a un peggioramento della funzione renale dopo l’istituzione della terapia.

Questo studio retrospettivo ha analizzato i dati di 107 pazienti affetti da ipertensione arteriosa e diabete mellito con lo scopo di valutare gli effetti di irbesartan sulla pressione arteriosa, sulla velocità di filtrazione glomerulare (GFR – indice di funzionalità renale) e sui livelli di acido urico (SUA). Il follow-up dei pazienti è stato di 6-12 mesi. 

Il 70% dei pazienti studiati aveva una nefropatia diabetica in stadio II-IV. Dallo studio sono stati esclusi i pazienti che assumevano farmaci in grado di influenzare i livelli di SUA. È stata condotta una analisi di regressione logistica multipla per esplorare quali fossero i predittori di una riduzione dei livelli di SUA.

L’utilizzo di irbesartan ha mostrato di ridurre significativamente i livelli pressori dopo 1, 6 e 12 mesi di trattamento. Nessun paziente ho mostrato una variazione significativa della GFR rispetto al basale durante il periodo di analisi. 

L’analisi di regressione logistica multipla ha mostrato che i livelli di SUA basali influenzavano il declino di SUA durante lo studio- Infatti, nei pazienti con un SUA basale ≥5.9 mg/dL i livelli di SUA si sono ridotti in modo significativo da 6.6±0.16 mg/dL a 6.2±0.16 mg/dL (P=0.010) dopo 12 mesi di trattamento con irbesartan. Per contro, nei pazienti con un SUA basale <5.9 mg/dL non si sono verificate variazioni significative del SUA.

L’iperuricemia ha acquisito negli ultimi anni un interesse crescente in campo cardiovascolare. Infatti è stato suggerito che l’iperuricemia rappresenti sia un fattore di rischio cardiovascolare che un marker di aumentato rischio cardiovascolare. Inoltre, è noto che l’iperuricemia è associata alla presenza ed allo sviluppo di nefropatia cronica. Il diabete è frequentemente associato allo sviluppo sia di ipertensione che di iperuricemia. 

Questo studio ha quindi analizzato quali fossero gli effetti della terapia con irbesartan in pazienti diabetici ed ipertesi, molti dei quali affetti da nefropatia cronica e una buona quota anche da iperuricemia. Irbesartan si è mostrato come già noto un valido farmaco antiipertensivo; inoltre, irbesartan ha mostrato di poter ridurre i livelli di SUA soprattutto nei pazienti in cui tale livello è basalmente più alto. 

Tutto questo è stato accompagnato dall’assenza di un peggioramento della funzionalità renale. Lo studio sembra quindi suggerire come irbesartan possa essere una valida scelta terapeutica nei pazienti ipertesi e diabetici, con particolari efficacia ed effetti positivi soprattutto nei pazienti con una disfunzione renale e con elevati livelli di SUA.

Nakamura M, Sasai N, Hisatome I, Ichida K. Effects of irbesartan on serum uric acid levels in patients with hypertension and diabetes. Clin Pharmacol. 2014 May 3;6:79-86. doi: 10.2147/CPAA.S61462. eCollection 2014.

 

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