Betabloccanti migliorano l'outcome dopo angioplastica primaria

07/09/2014

La somministrazione di betabloccanti al momento della dimissione nei pazienti recentemente sottoposti ad angioplastica primaria (PPCI) per infarto miocardico con sopralivellamento del tratto ST (STEMI) è associata ad un miglioramento della sopravvivenza. Questo è il risultato principale di uno studio recentemente pubblicato sulla rivista JACC Cardiovascular Interventions.

Obiettivo di questo studio era proprio di valutare l’associazione tra assunzione di betabloccanti alla dimissione e outcome clinico nei pazienti con STEMI sottoposti a PPCI.

Tra il novembre 2005 ed il settembre 2010, 20344 pazienti sono stati arruolati in un registro prospettico multicentro. Di questi sono stati valutati i pazienti con STEMI (n = 8510). I pazienti con STEMI sono stati divisi a seconda che assumessero (n = 6873) oppure non assumessero betabloccanti (n = 1637) al momento della dimissione. È stata effettata una analisi propensity matched su 1325 pazienti. L’end-point primario era la morte per tutte le cause.

Il follow-up mediano dello studio è stato di 367 giorni (range interquartile: 157-440 giorni). L’end-point di morte si è verificato in 146 pazienti (2.1%) nel gruppo betabloccanti versus 59 pazienti nel gruppo di ocntrollo (3.6%) (p < 0.001). Dopo una comparazione propensity 2:1, la terapia con betabloccanti è risultata essere associata con una minor incidenza di morte per tutte la cause (2.8% vs. 4.1%, adjusted hazard ratio: 0.46, 95% confidence interval: 0.27 to 0.78, p = 0.004).

L’aasociazione tra miglior outcome e terapia con betabloccanti era significativa in tutti i diversi sottogruppi di pazienti, compresi i pazienti con un profilo di rischio relativamente basso con una frazione di eiezione ventricolare sinistra >40% oppure con una malattia monovasale.

La somministrazione di betabloccanti nel periodo post-infartuale è una pratica comune ed è suggerita dalle principali linee guida, sia europee che americane. Il primo studio che ha analizzato i betabloccanti nel periodo postinfartuale è uno studio relativamente vecchio, il COMMIT. Tuttavia, sono pochi gli studi che hanno mostrato una riduzione significativa dell’end-point morte (sicuramente l’endpoint più importante per i clinici). Infatti sono sempre più frequenti gli studi che utilizzano end-point compositi dove agli end-point più importanti come la morte si uniscono end-point meno significativi.

Questo studio ha analizzato solamente l’end-point mortalità e ha mostrato una riduzione con l’utilizzo dei betabloccanti precocemente, prima della dimissione del paziente. I motivi della riduzione della mortalità con l’utilizzo dei betabloccanti sono molteplici: se da una parte questi riducono infatti il rimodellamento maladattativo, rimane sicuramente molto importante la riduzione degli eventi aritmici, principalmente delle aritmie maggiori che possono essere relativamente frequenti nel periodo post-infartuale e che rappresentano la prima causa di morte nel primo anno dopo l’evento acuto. È probabilmente questo il motivo della riduzione della mortalità anche nei gruppi di pazienti a basso rischio.

Questo studio rafforza quindi ancora di più l’indicazione a somministrare precocemente ed a tutti i pazienti sottoposti a PPCI per STEMI i betabloccanti.


Yang JH, Hahn JY, Song YB, Choi SH, Choi JH, Lee SH, Kim JH, Ahn YK, Jeong MH, Choi DJ, Park JS, Kim YJ, Park HS, Han KR, Rha SW,Gwon HC. Association of beta-blocker therapy at discharge with clinical outcomes in patients with ST-segment elevation myocardial infarction undergoing primary percutaneous coronary intervention. JACC Cardiovasc Interv. 2014 Jun;7(6):592-601. 

 

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